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5. Economia del Caos - Archivio Musicale Personale

Music By R. Gresta
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Titolo: Economia del Caos

(Strofa 1)
Tra i corridoi e le classi che si fondono,
cerco il tuo sguardo ma gli altri si nascondono.
La ricreazione è un bà-ccano che mi piace un sacco,
suona la campanella e mi parte l'attacco!
Zaini per terra, le fasce sorridenti,
siamo ribelli ma con gli occhi lucenti.
Il professore ci aspetta ma noi siamo fuori,
a colorare la scuola con i nostri amori.

(Ritornello)
Siamo liberi e niente ci può fermare,
questa musica ci fa sognare!
Condividiamo la cuffietta e andiamo via,
lontano da tutta questa pazzia!
Siamo liberi e niente ci può fermare,
questa musica ci fa sognare!
Condividiamo la cuffietta e andiamo via,
lontano da tutta questa pazzia!

(Strofa 2)
Cinque anni di ragioneria a raccontare le ore,
ma nei registri non c'è scritto questo amore.
Tu mi sorridi e il bilancio va in attivo,
è solo allora io mi sento vivo!
Ragazze carine e ragazzi sognatori,
tutti mischiati con i nostri dolori.
Ma ora c'è il rock e non pensiamo a niente,
siamo noi due in mezzo a tutta la gente!

(Ritornello/finale)
Siamo liberi e niente ci può fermare,
questa musica ci fa sognare!
Condividiamo la cuffietta e andiamo via,
lontano da tutta questa pazzia!
Siamo liberi e niente ci può fermare,
questa musica ci fa sognare!
Condividiamo la cuffietta e andiamo via,
lontano da tutta questa pazzia!
Liberi, liberi, con quella cuffietta nel cuore,
niente potrà fermare questo amore!

Biografia del Brano "Economia del Caos"

Data origine: 1996
Pubblicazione dopo recupero: 2026

Origine e significato
Tra i brani presenti in questo archivio, Economia del Caos è probabilmente quello che ha richiesto il lavoro più complesso di ricostruzione del testo. A differenza di molte altre canzoni per le quali erano ancora disponibili appunti, fogli manoscritti o materiali di riferimento, in questo caso gran parte del recupero è stata effettuata partendo direttamente dalle vecchie registrazioni audio conservate su audiocassetta. La difficoltà principale non è stata tanto la componente musicale quanto la ricostruzione delle parole. In diversi punti le registrazioni presentavano infatti rumori di fondo, sovraincisioni e passaggi vocali non sempre perfettamente comprensibili. Il testo oggi pubblicato rappresenta quindi una ricostruzione effettuata cercando di rimanere il più possibile fedele al materiale originale. Per questo motivo, in alcuni passaggi, chi ascolta attentamente il brano potrebbe percepire parole o espressioni leggermente differenti rispetto alla trascrizione riportata.

Il mistero del "bàccano"
Uno degli esempi più curiosi riguarda la frase: «La ricreazione è un bàccano che mi piace un sacco». L'accento sulla parola bàccano non è un errore, ma una scelta intenzionale che risale agli anni della scuola. All'epoca utilizzavo questa grafia e questa particolare pronuncia per imitare scherzosamente il modo in cui il professore di religione pronunciava la celebre frase: «Cos'è questo baccano?» o almeno per come la percepivano le mie orecchie di studente. Con il tempo quella pronuncia divenne una sorta di battuta privata che finì per entrare anche nel testo della canzone. La scelta era inoltre legata a uno di quei meccanismi associativi tipici dell'adolescenza. L'accostamento tra bàccano e sacco mi richiamava infatti la parola Bacco, dalla quale nasceva una catena di riferimenti che all'epoca trovavo particolarmente divertente: Bacco, tabacco e Venere. Non vi era alcun significato nascosto dietro quella frase. Era semplicemente uno dei tanti giochi linguistici, culturali e mentali che caratterizzavano gli anni della scuola. Semplicemente era un gioco della mia mente.

Interventi di recupero e produzione
Il recupero del brano ha richiesto soprattutto un lavoro di ricostruzione testuale e di pulizia delle registrazioni originali. Dal punto di vista musicale, il materiale di partenza era relativamente completo e ha richiesto interventi meno invasivi rispetto ad altri progetti dell'archivio. Come accade per molte delle registrazioni di quel periodo, la componente vocale ha comunque richiesto un'importante rielaborazione tecnica per migliorarne chiarezza e intelligibilità, cercando però di preservare il più possibile l'interpretazione originale. L'obiettivo non era modernizzare il brano, ma renderlo nuovamente ascoltabile senza alterare il carattere con cui era stato concepito negli anni Novanta.

Collocazione nell'archivio autobiografico
A differenza di altri brani dell'archivio, Economia del Caos non racconta una storia sentimentale e non appartiene a nessuno degli universi narrativi presenti in queste raccolte. È piuttosto una piccola fotografia dell'ambiente scolastico dell'epoca. Tra ricreazioni rumorose, professori, battute tra compagni, riferimenti culturali improbabili e giochi di parole, il brano conserva una parte del modo in cui osservavamo il mondo quando eravamo studenti. Più che una semplice canzone recuperata, considero oggi Economia del Caos una testimonianza dell'immaginario, dell'umorismo e della creatività spontanea che caratterizzavano quegli anni. Forse è proprio questo l'aspetto più interessante del brano: non racconta soltanto una canzone, ma restituisce uno sguardo sul modo di pensare, scherzare e interpretare la realtà di uno studente degli anni Novanta.

L'immagine di copertina è stata generata mediante strumenti di intelligenza artificiale e non rappresenta persone o luoghi realmente esistenti. La scena raffigura un momento successivo al termine delle lezioni, nella seconda metà degli anni Novanta. La presenza degli zaini, il corridoio affollato e gli studenti che si avviano verso l'uscita richiamano infatti quell'atmosfera tipica di fine giornata scolastica, quando il rumore delle lezioni lasciava spazio alle conversazioni tra amici, ai saluti e ai progetti per il pomeriggio. Al centro dell'immagine compaiono i due protagonisti immaginari già presenti nelle copertine di 'Double Jack' e 'Always By Your Side'. Anche in questo caso non rappresentano persone reali, ma figure simboliche utilizzate per collegare visivamente i brani che condividono lo stesso universo narrativo ed emotivo. L'immagine non vuole documentare un episodio realmente accaduto, ma evocare l'ambiente scolastico nel quale molte delle idee raccontate in queste canzoni hanno preso forma. Il corridoio, gli studenti, gli zaini e il movimento dell'uscita da scuola diventano così elementi simbolici che richiamano amicizie, emozioni, sogni, battute e piccoli momenti quotidiani tipici di quegli anni. Anche il "bà'ccano" richiamato nel testo del brano trova una propria rappresentazione visiva nell'immagine. Il corridoio affollato, gli studenti che si muovono verso l'uscita, le conversazioni sovrapposte e il naturale caos di fine giornata scolastica traducono in immagini quella parola che, ai tempi delle superiori, ero solito scrivere e pronunciare scherzosamente in un modo tutto mio. Come il brano stesso, anche questa immagine rappresenta un ricordo idealizzato nel quale il rumore dei corridoi, la libertà dell'uscita da scuola, le amicizie, le battute tra compagni e l'immaginario adolescenziale degli anni Novanta si fondono in un'unica scena simbolica, capace di restituire non tanto un luogo preciso, quanto l'atmosfera di un'epoca.
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